


Assimilazione, il Governo rischia di far fallire l’intera filiera del riciclo
Allarma la decisione del Ministero dell’Ambiente in merito all’assimilazione dei rifiuti speciali speciali recuperabili a quelli urbani: un “colpo mortale” per l’intero settore del riciclo.
Interi comparti del settore mandati “al macero”. E’ questo il rischio che corre l’intera filiera del riciclo, a seguito della decisione del Ministero dell’Ambiente di assimilare i rifiuti speciali recuperabili a quelli urbani. A cosa si deve questa scelta? Sono in molti a chiederselo. C’è chi sostiene che l’obiettivo possa essere quello di aumentare la base imponibile della tassazione alle attività che producono rifiuti speciali riciclabili.
Mentre i rifiuti urbani sono gestiti dai comuni, quelli riciclabili vengono gestiti in gran parte dai privati. Questa “piccola” differenza non è stata evidenziata nel decreto con cui il Governo si appresta a recepire la direttiva quadro europea sui rifiuti, al centro della discussione in corso nelle Commissioni Ambiente di Camera e Senato.
Non eliminare quell’equiparazione nella catalogazione tra le due tipologie di rifiuti, significherebbe innescare un effetto domino sul mercato, con ripercussioni gravissime su alcuni comparti del settore.
Un “colpo mortale”, come è stato definito da Francesco Sicilia, direttore generale di Unirima, il quale si è dichiarato “fortemente preoccupato” perché “oltre otto milioni di tonnellate di rifiuti speciali riciclabili diventati di colpo urbani verrebbero sottratte al mercato delle imprese del riciclo, per essere sottoposte alla privativa comunale, con gravi ripercussioni economiche e perdita di competitività del settore”.
Le attività di riciclo nel nostro paese assicurano all’Italia oltre 2 miliardi di euro di investimenti, collocandola, con il 2,1%, al primo posto tra i maggiori paesi europei per quota di occupati nell’economia circolare, davanti a Spagna (2%), a Regno Unito (1,6%), Francia (1,5%) e Germania (1,5%) – la media Eu è pari all’1,7%.
Assimilare i rifiuti speciali recuperabili a quelli urbani significherebbe dare luogo a una vera e propria distorsione del sistema.
In un paese con carenza cronica di materie prime come il nostro, il comparto rifiuti rappresenta da sempre un’eccellenza.
In alcuni settori, come la carta, la raccolta da rifiuti speciali pesa per circa il 60% ed è gestita da imprese private.
Con ben 10 anni di anticipo, ha spiegato il direttore Sicilia, l’Italia ha raggiunto gli obiettivi che la comunità europea si era prefissata per il 2025, aggiungendo che: “il legislatore europeo ha voluto precisare che le definizioni di rifiuti “urbani” e “rifiuti simili” sono tali solo ed esclusivamente ai fini dei calcoli degli obiettivi di riciclo fissati nella direttiva, non per affidarne la gestione e quindi “la privativa” esclusivamente ai Comuni”.
In merito a questo allarmante scenario, che somiglia molto a “una statalizzazione forzata del sistema”, l’unica soluzione adottabile per Unirima e per l’intera filiera del riciclo, sembrerebbe quella di mantenere inalterata la distinzione tra rifiuti speciali riciclabili e rifiuti urbani, perseguendo l’obiettivo europeo di rendere il più possibile circolare l’economia, incentivando recupero e riutilizzo dei rifiuti e mantenendo separati pubblico e privato.
“Il motivo non mi è chiaro – dichiara ancora il direttore generale di Unirima – ma so per certo però che se non si tornasse indietro, un intero settore, vitale per l’economia del Paese, verrebbe cancellato per legge”.
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